L’Hagakure di Tsunetomo

“Annotazioni su cose udite all’ombra delle foglie”: questa è la traduzione letterale della parola giapponese “Hagakure”, con la quale Yamamoto Tsunetomo (1659-1719), intitolò il suo libro, destinato a divenire una delle opere letterarie più significative della letteratura giapponese, pubblicato nel 1906 benché sia stato composto due secoli prima.

L’opera trasmette l’antica saggezza dei samurai sotto forma di brevi aforismi dai quali emerge lo spirito del bushido (la via del guerriero, di cui abbiamo già parlato, ndr), con la differenza di rivolgersi al samurai solitario (ronin) che può venire a trovarsi, per una serie di vicissitudini che non dipendono dalla sua volontà, senza un signore da servire: una sorta di vademecum spirituale, insomma.

L’autore Yamamoto Tsunetomo fu al servizio del daimyo Nabeshima Mitsushige (1632-1700) del feudo di Saga in un’epoca di pace e di inizio della decadenza dei samurai. Quando il daimyo morì, Yamamoto divenne monaco buddhista della setta Zen Soto e si ritirò in monastero dove compose, in circa sette anni, ed aiutato dall’allievo Tashiro Tsuramoto, lo Hagakure, l’opera sullo spirito e il codice di condotta del samurai. Tsunetomo espresse al discepolo il fermo desiderio che il libro non venisse pubblicato ma dato alle fiamme, tuttavia il giovane Tsuramoto decise di renderlo pubblico ai samurai di Saga con il nome di Nabeshima Rongo.

Il libro fu adottato per secoli come codice dei Samurai e vide la stampa solo nel 1906 con il titolo Hagakure. Dopo la pubblicazione, che da subito destò molto interesse, il testo subì la strumentalizzazione del militarismo giapponese della prima metà del XX secolo al punto che i Kamikaze portavano con sé questo testo come ultimo compagno di morte.

Il tema principale del testo è la morte, non come semplice estinzione della vita, piuttosto nel senso psicologico dell’eliminazione dell’io. Hagakure è una raccolta di principi morali ma anche di consigli pratici, norme comportamentali, notizie storiche ed episodi esemplari di valore. Alcuni sono di natura assai spicciola (“come reprimere uno sbadiglio” o “come licenziare un servo”) e di semplice etichetta, mentre altri invece costituiscono il nucleo del Bushido, cioè di quell’insieme di principi che costituì per secoli l’etica di tutto il popolo giapponese.

Il libro, che in originale consta di 11 volumi, non è mai stato tradotto integralmente in lingua italiana, a causa del fatto che molte delle sue parti si riferiscono così specificamente alla cultura giapponese da risultare ostiche alla lettura da parte di un pubblico italiano: sono perciò state operate delle scelte da parte dei curatori delle varie edizioni.

In ogni caso, una lettura estremamente interessante, che consiglio vivamente, soprattutto agli amanti delle cultura Nipponica.

a cura di Roberto Pellegrini

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