Minamoto no Yoshitsune

Quanti furono i Samurai che calcarono il suolo giapponese, nel corso dei secoli, distinguendosi per imprese eccezionali, oppure macchiandosi di crimini efferati, o ancora restando nel più completo anonimato, inghiottiti dal vortice della Storia e del tempo?

Certamente moltissimi…

Tra i più famosi, divenuti leggendari, v’è senza dubbio Minamoto no Yoshitsune (1159-1189 d.C.), uno degli ultimi Samurai morti prima che lo shogun diventasse per quasi sette secoli il capo assoluto del Paese.

Yoshitsune fu il quarto ed ultimo figlio di Minamoto no Yoshitomo, capo del clan Minamoto. Poco dopo la sua nascita, alla fine del 1159, scoppiò la ribellione di Heiji, nella quale suo padre e i suoi due fratelli maggiori persero la vita. Mentre suo fratello maggiore Yoritomo, ormai erede designato del clan, fu esiliato nella provincia di Izu, Yoshitsune fu affidato al tempio di Kurama, sulle montagne di Hiei, vicino a Kyoto. Sul monte Kurama, imparò il kenjutsu (tirar di scherma con la katana) dal re dei tengu, Sojobo. Infine, fu affidato a Fujiwara no Hidehira, capo del potente ramo settentrionale del clan Fujiwara (Fujiwara del Nord), e portato a Hiraizumi, nella provincia di Mutsu.

Nel 1180, Yoshitsune venne a conoscenza del fatto che suo fratello Yoritomo, ora capo del clan, aveva raccolto le armate dei Minamoto per affrontare quelle del clan Taira. Yoshitsune, insieme al suo fedelissimo amico Benkei, prese parte al conflitto. Nella battaglia di Awazu, nella provincia di Omi, all’inizio del 1184, sconfisse e uccise suo cugino Yoshinaka, il rivale di Yoritomo per il posto di capo clan, proclamandosi poi shogun per un breve periodo. Un mese dopo, nella battaglia di Ichi-no-Tani, nell’odierna Kobe, sconfisse i Taira e ripeté l’impresa, nel 1185, nelle battaglie di Yashima, sull’isola di Shikoku, e Dan-no-ura, nell’odierna prefettura di Yamaguchi.

Dopo la guerra di Genpei, Yoshitsune raccolse l’appello dell’Imperatore claustrale Go-Shirakawa a prendere le armi contro suo fratello Yoritomo. Sconfitto, dovette tornare a chiedere l’aiuto di Fujiwara no Hidehira. Lì, nella provincia di Mutsu, Yoshitsune fu tradito dal figlio di Hidehira, Yasuhira, e costretto a compiere il seppuku (suicidio rituale), insieme alla moglie e alla figlia. Nel 1192, tre anni dopo la sua morte, Go-Shirakawa e Yoritomo si riconciliarono, e Yoritomo ricevette il titolo di shogun, fondando lo shogunato di Kamakura e diventando il 26 aprile di quell’anno, dopo la morte dell’ultimo vero sovrano assoluto, il governatore effettivo del Giappone.

Venne sepolto nel tempio shintoista di Shirahata Jinja, a Fujisawa, dove la sua salma è tuttora custodita.

La vita di Yoshitsune, nonostante il suo eccezionale talento militare, finì con una morte cruenta, che suscita la compassione di molti. Inoltre, la vita di questo Samurai è considerata eroica, tanto da essere oggetto di svariate narrazioni. Le leggende e i racconti con questo tema, infatti, si sono moltiplicati col tempo, delineando spesso una figura di Yoshitsune non del tutto aderente a quella storica.

Egli compare come protagonista anche nella terza sezione dell’ “Heike Monotogari”, il classico della letteratura giapponese che racconta degli eventi della guerra di Genpei e che ispirò molte opere posteriori, soprattutto di teatro No e Kabuki. In particolare, si narra che l’aver studiato il “Libro della Tigre”, contenuto nel Rikuto, sia stato la causa della sua vittoria a Sunaga, e che da quel momento, il medesimo libro sia una lettura indispensabile per la vittoria. In epoche successive, il nome di Yoshitsune venne utilizzato per consacrare la gloria di una discendenza. Ad esempio, esiste una scuola di arti marziali che avrebbe ereditato delle tecniche da Yoshitsune stesso o da quello che viene ritenuto il suo maestro, Kiichi Hogen.

a cura di Roberto Pellegrini

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