Come… un alveare?

Il Movimento Metabolista si affermò in Giappone nel corso degli anni sessanta del secolo scorso.

A fondamento dell’attività del gruppo, di indirizzo spiccatamente architettonico e urbanistico, c’era l’intento di riferirsi, nella progettazione, a una società in continua trasformazione, rifuggendo quindi da soluzioni urbanistiche legate a modelli tradizionali e cristallizzati, per dar vita a un tipo di struttura urbana duttile e mutevole, caratterizzata da un design di elevato standard qualitativo.

Nel loro manifesto si legge:
Metabolismo è il nome di un gruppo che cerca di offrire una visione concreta della società che verrà. Noi postuliamo la società umana come un processo di sviluppo cosmico dall’atomo alla nebulosa. Usiamo il termine biologico “Metabolismo” perché per noi progettazione e tecnologia non sono nient’altro che estensioni del potere vitale dell’uomo. Per questa ragione , non accettiamo semplicemente il metabolismo della storia come naturale ma cerchiamo di svilupparlo attivamente”.

Progetto di punta di questo Movimento furono le cosiddette Capsule Abitative della Nakagin Capsule Tower, a Tokio, volute dall’architetto Kishō Kurokawa e costituita da 140 unità abitative (le capsule, appunto, di 2,5x4x2,1 metri), agganciate a due torri di servizio di 11 e 13 piani adibite a residenze e studi.

Concepita per l’uomo del futuro, con una vita molto impegnata e poco tempo per cucinare, la capsula non ha né cucina né elettrodomestici. Nel 2013 nella torre abitavano forse dieci o quindici persone e la costruzione era perlopiù abbandonata. Alcune unità sono state ‘sigillate’ con teli di plastica, altre non hanno nemmeno la serratura. Entrando, le si trova spesso in un avanzato stato di degrado: pareti a pezzi, mensole rotte, muffa e umidità. All’esterno, dalle scale antincendio, è possibile osservare il tetto danneggiato e le infiltrazioni un po’ ovunque. Il pianterreno e il livello occupato dagli uffici funzionano normalmente e sono in buone condizioni, mentre le capsule stanno lentamente marcendo, tanto è vero che attualmente l’edificio versa in condizioni critiche tali da interrogarsi sul suo futuro.

C’era da aspettarselo…?

a cura di RobertoPellegrini

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