La lezione di Hachi

L’abbandono degli animali oggi è ancora un problema, tutt’altro che risolto. Anzi: secondo i dati più recenti, nel solo mese di giugno 2021 (complice, forse, la pandemia), sono infatti aumentate del 17% le cessioni di animali rispetto allo scorso anno e del 60% il solo abbandono dei gatti.

Abbandonare un animale, qualunque esso sia, non è mai una soluzione. Un animale, contrariamente a quanto possiamo fare noi umani, ci resterà sempre fedele, qualunque cosa succeda…

A proposito, mi viene in mente la storia di un cane (che molti ricorderanno narrata in un bel film con Richard Gere), che sembra partorita dalla fantasia di uno scrittore, ma che invece è vera, in ogni sua commovente sfumatura…: è la storia di “Hachiko”.

Hachiko (il cui nome era solo Hachi, che in giapponese significa “otto”, numero considerato beneaugurante; il suffisso “kō” è usato come vezzeggiativo), nacque a Ōdate, nella Prefettura di Akita, il 10 novembre 1923. Era un cane maschio di razza Akita Inu bianco.

All’età di due mesi, venne adottato da Hidesaburō Ueno, professore presso il dipartimento di scienze dell’agricoltura dell’Università Imperiale di Tokyo, che lo portò con sé nella sua abitazione a Shibuya. Il professor Ueno, pendolare per esigenze di lavoro, ogni mattina si recava alla stazione di Shibuya per andare al lavoro prendendo il treno, per poi fare ritorno sempre a tale stazione nel pomeriggio. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre in stazione all’andata e si recava sempre ad aspettarlo quando rientrava dalla giornata lavorativa.

Il 21 maggio 1925 Ueno morì improvvisamente, stroncato da un ictus mentre stava tenendo una lezione in università. Hachiko, come ogni giorno, si presentò alla stazione alle cinque del pomeriggio (orario in cui il suo padrone solitamente arrivava), ma il professor Ueno non comparve ed il cane attese invano il suo arrivo. Nonostante ciò, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così pure nei giorni successivi. Con il passare del tempo, il capostazione di Shibuya e le persone che frequentavano lo scalo ferroviario iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo, offrendogli cibo e riparo.

Con il passare del tempo, tutto il popolo giapponese venne a conoscenza della storia di Hachiko; molte persone cominciarono ad andare a Shibuya solo per vederlo e poterlo accarezzare, mentre attendeva invano il padrone. Nonostante il passare degli anni e il progressivo invecchiamento, il cane continuò comunque a recarsi alla stazione tutti i giorni, nel momento in cui il suo defunto padrone sarebbe dovuto arrivare. Nell’aprile 1934, venne realizzata, per opera dello scultore Teru Ando, una statua in bronzo con le sue sembianze, posta alla stazione di Shibuya. Un’altra simile venne eretta a Ōdate, la sua città natale; lo stesso cane fu presente all’inaugurazione.

Hachiko morì di filariasi l’8 marzo 1935, all’età di undici anni, dopo aver atteso ininterrottamente per quasi dieci anni il ritorno del suo padrone. Ritrovato in una strada di Shibuya, la sua morte impietosì la comunità nipponica; la notizia venne inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale per ricordare il reiterato gesto di fedeltà del cane nei confronti del padrone.

Durante la seconda guerra mondiale il governo giapponese, necessitando di quantità ingenti di materiale metallico per costruire gli armamenti bellici, ordinò di usare pure il metallo della statua di Hachiko, che venne quindi demolita. Nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto, Takeshi Ando, figlio di Teru, ricevette la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane, che fu collocata nello stesso punto di quella precedente. Nonostante il corpo di Hachiko sia stato preservato tramite tassidermia ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza, situato a nord-ovest della stazione, alcune sue ossa sono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno. L’8 marzo di ogni anno, anniversario della morte del fedele cane, in Giappone viene organizzata una cerimonia per ricordare Hachiko, alla quale partecipano numerosi amanti dei cani che portano il loro omaggio alla sua lealtà e alla sua devozione; inoltre una delle cinque uscite della stazione di Shibuya è stata denominata “Hachikō-guchi” (‘ingresso Hachikō’) in suo onore.

Cos’altro si può aggiungere…?

a cura di Roberto Pellegrini

Un pensiero riguardo “La lezione di Hachi

  1. Stupenda storia, io lo afferm9 sempre che a questo mondo soltanto l’uomo è l’unico animale senza alcun cuore e alcun scrupolo, bisognerebbe imparare e molto dagli animale eccome!!! Buonproseguimento di giornata

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