Hiroo Onoda

Nel film “Venti anni dopo” del 1938, Stanlio e Ollio sono due amici che arruolati nel proprio esercito, nel primo conflitto mondiale, finiscono per perdersi di vista nel corso di un attacco. Così, alla fine del conflitto, nel 1918, Ollio tornerà a casa, mentre Stanlio, ignaro della fine delle ostilità, resterà in trincea, a compiere il proprio dovere di soldato, fino a quando, venti anni dopo, un aviatore di passaggio, comprensibilmente incredulo, non lo riporterà alla (amara) realtà…

Nella sua ironica drammaticità, il film di Stanlio e Ollio resta uno dei più divertenti della brillante coppia di comici che, ovviamente, non potevano certo immaginare che la bizzarra vicenda narrata nel film avrebbe trovato un incredibile riscontro nella realtà vissuta da un militare Giapponese, nel corso del secondo conflitto mondiale…

Hiroo Onoda (19 marzo 1922 – Tokyo, 16 gennaio 2014) è stato un militare giapponese, noto perché, dopo quasi 30 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, nel 1974, nella giungla sull’isola filippina di Lubang, venne arrestato perché si rifiutava di credere che la guerra fosse finita.

Onoda era un membro della classe di comando Futamata Bunkō, della scuola militare di Nakano, addestrato come guerrigliero. Il 26 dicembre 1944 fu inviato nell’isola di Lubang, Filippine, con il compito, insieme con i soldati già ivi presenti, di ostacolare l’avanzata nemica.
Aveva ricevuto l’ordine di non arrendersi, a costo della sua stessa vita…

Il 28 febbraio 1945 l’isola subì un attacco nemico che annientò quasi tutte le milizie nipponiche. Onoda e tre commilitoni, Yuichi Akatsu, Shoichi Shimada e Kozuka Kinshichi, si nascosero tra le montagne.

Akatsu però, nel 1949, dapprima abbandonò il gruppo di soldati e poco dopo decise spontaneamente di arrendersi. I suoi racconti convinsero la diplomazia nipponica a cercare di far arrendere anche i restanti tre soldati che erano rimasti alla macchia; perciò nel 1952 vennero lanciate da un aereo lettere e foto di famiglia per cercare di convincere i soldati fantasma a cessare le ostilità. Tuttavia la notizia della fine del conflitto non venne presa come attendibile dai tre soldati alla macchia e il gruppetto nipponico finì per considerare falsi quei documenti: Onoda e i suoi compagni rimasero quindi sull’isola, continuando la missione e combattendo contro gli abitanti dell’isola, nascosti nella giungla. I tre vissero di furti di viveri e vestiti dei cittadini filippini.

Uno dei tre, Shimada, finì per perire nel 1954 durante uno scontro a fuoco, mentre in Giappone Onoda venne dichiarato legalmente deceduto nel 1959. Nel 1972, sempre in seguito ad uno scontro a fuoco, anche Kozuka venne ucciso. Onoda rimase quindi da solo e da quel momento furono diversi i tentativi di rintracciarlo: nel 1972 tramite la sorella e degli amici e nel 1973 tramite il padre, che morì poco dopo. Il 20 febbraio 1974, dopo quattro giorni di ricerche, il giapponese Norio Suzuki ritrovò Onoda. Successivamente Suzuki fece ritorno in Giappone con le foto del militare e convinse l’ufficiale diretto superiore di Onoda, il maggiore Taniguchi, a recarsi sull’isola per convincerlo ad arrendersi. Onoda, rientrato in Giappone, venne accolto con tutti gli onori dal governo.

Onoda però emigrò nel 1976 in Brasile, come suo fratello Toshirō, a causa della difficoltà a riambientarsi. Precedentemente aveva scritto un libro sui suoi anni nella giungla, intitolato “Waga Ruban-shima no 30nen sensō” (“Non mi arrendo”, nell’edizione italiana]. Nel 1984 tornò in Giappone e fondò la scuola per bambini Shizen Juku Onoda (“Scuola Naturale Onoda”).

Nel 1996 ritornò a Lubang, donando oltre 10.000 dollari a una scuola elementare.

a cura di Roberto Pellegrini

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