Ops: c’è un “coniglio” sulla… Luna?

Quel lontano giorno di luglio del 1969, quando l’uomo sbarcò sulla Luna, secondo alcuni si celebrò un successo decisivo per il bene dell’intera umanità, per altri si consumò, invece, una sorta di profanazione.

Comunque la si pensi, la Luna continua a esercitare il suo “fascino discreto”, fatto di silenzi e di pallido mistero. Osservandola, da quaggiù, le sue chiazze, più scure o più chiare, possono dare origine a forme bizzarre, capaci di stuzzicare l’onnivora immaginazione dei popoli.

Per esempio, in Oriente, si narra di un leggendario Coniglio che abiterebbe proprio il nostro caro satellite.

Il coniglio lunare (in giapponese Tsuki no usagi) è una creatura immaginaria presente nella mitologia e nel folklore di molti paesi dell’Estremo Oriente, ed in particolare di Giappone, Cina e Corea. Si tratta per l’appunto di un coniglio che vivrebbe sulla Luna. Deve la sua origine a una pareidolia (o illusione pareidolitica: è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili dalla forma casuale), comune in Asia (ma non in Occidente) per la quale è possibile vedere, negli avvallamenti della faccia illuminata della Luna piena, la figura di un coniglio seduto sulle zampe posteriori a fianco di un pestello da cucina.

È una figura leggendaria molto presente nell’immaginario mitologico dell’Estremo Oriente, sebbene con alcune varianti: in Cina viene solitamente considerato un compagno della divinità lunare Chang’e, per la quale è incaricato di produrre l’elisir di lunga vita pestandone i componenti nel suo mortaio; nel folklore giapponese si limita invece a pestare il dolce di riso nel mortaio. Il suo mito si ricollega a un’antica fiaba buddhista, la “Sasajataka”.

In questa fiaba, si narra di quattro amici animali, una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio che, nel giorno sacro buddista di Uposatha (dedicato alla carità e alla meditazione), decisero di cimentarsi in opere di bene. Avendo incontrato un anziano viandante, sfinito dalla fame, i quattro si diedero da fare per procacciargli del cibo; la scimmia, grazie alla sua agilità, riuscì ad arrampicarsi sugli alberi per cogliere della frutta; la lontra pescò del pesce e lo sciacallo, sbagliando, giunse a rubare cibo da una casa incustodita. Il coniglio invece, privo di particolari abilità, non riuscì a procurare altro che dell’erba. Triste ma determinato ad offrire comunque qualcosa al vecchio, il piccolo animale si gettò allora nel fuoco, donando le sue stesse carni al povero mendicante. Questi, tuttavia, si rivelò essere la divinità induista Sakra e, commosso dall’eroica virtù del coniglio, disegnò la sua immagine sulla superficie della Luna, perché fosse ricordata da tutti.

La leggenda, il cui intento è celebrare le qualità buddiste del sacrificio e della carità portata avanti ad ogni costo, è ben nota in Giappone e in Cina, ed è conosciuta anche in versioni diverse.

a cura di Roberto Pellegrini

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