Sumo: non solo lotta

Sfogliando (a dire il vero senza troppa intenzione), una rivista di viaggi, mentre aspettavo il mio turno dal barbiere, mi sono imbattuto in un interessante articolo su un antico sport (ma in realtà, stando alla tradizione, si tratta di una vera Arte), tipico del Paese del Sol Levante: il Sumo.

Noi occidentali sappiamo molto poco su questa affascinante disciplina; la maggior parte di noi si limita ad immaginare, pensando al Sumo, due “omaccioni”, più o meno in mutande, che si fronteggiano e si “maltrattano” a colpi di pancia…

Ma le cose non stanno esattamente in questi termini…

Il sumo (lett. “strattonarsi”), sport nazionale del Giappone, è una forma di lotta corpo a corpo, nella quale due sfidanti si affrontano con lo scopo di atterrare o estromettere l’avversario dalla zona di combattimento detta dohyo.

Le origini di questo sport risalgono agli inizi del VI secolo, sviluppatosi dalle radici degli antichi riti religiosi scintoisti e dalle preghiere in richiesta di raccolti abbondanti. Lo sport in principio era più ruvido rispetto alla versione moderna, con la presenza di elementi di combattimento simili alla boxe e al wrestling. I primi gruppi professionistici cominciarono a formarsi nei primi anni del XVII secolo.

Due lottatori, esclusivamente maschi e con un fisico imponente, detti rikishi, si affrontano in una zona di combattimento detta dohyo.

I lottatori sono organizzati in una graduatoria generale detta banzuke secondo principi di capacità e forza e non in categorie di peso. Caratteristica distintiva dei lottatori di sumo è l’indossare quale capo di abbigliamento un particolare perizoma detto mawashi e acconciare i loro capelli con una particolare crocchia detta oi-cho mage.

I praticanti di sumo possono anche essere chiamati sumotori ma diventano noti come rikishi quando diventano professionisti. Le categorie del sumo sono molteplici e partono dalla divisione minore, jonokuchi, per poi passare rispettivamente a jonidan, sandanme, makushita, juryo e makuuchi. Nello specifico sono chiamati makushita-tsukedashi quei lottatori di sumo (rikishi) che invece di cominciare il loro percorso professionale dal rango più basso (jonokuchi) vengono immediatamente proposti nella terza divisione (makushita) come novità.

Ciò avviene quando dei giovani particolarmente promettenti vincono i tornei giovanili di Mae-Zumo (cioè pre-sumo) dei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre. I vincitori di uno dei primi tre tornei vengono inseriti nel ranking makushita col grado di makushita 15 (il livello va a decrescere sino a giungere al livello 1, che è quello più importante) mentre coloro che vincono uno di essi e anche il torneo di dicembre vengono proposti come makushita 10. Costoro, sia che si tratti degli ms 15, sia che si tratti degli ms 10, possono essere inseriti nel nuovo ranking entro 1 anno dai loro trionfi amatoriali. Si dice – ma non è confermato – che nel caso si tratti di lottatori stranieri (cioè non giapponesi) costoro devono essere circoncisi prima di poter accedere al loro nuovo rango. Fatto curioso, certamente, anche se non se ne conosce la motivazione, che forse si rifà ad antiche tradizioni locali.

Più in alto della categoria makushita ci sono le due divisioni professionistiche del sumo (chiamate sekitori): gli juryo (o jumaimae, una sorta di serie B del sumo) e i makuuchi (o makunouchi) che rappresentano la divisione maggiore e che a loro volta sono suddivisi in maegashira (dal livello 16 al livello 1) e sanyaku, cioè i grandi campioni (segmentati in komusubi, sekiwake, ozeki e yokozuna, che è il top del top). Lo yokozuna è il grande campione per eccellenza del sumo ed è distinguibile perché durante l’ingresso sul dohyo indossa una pesante corda annodata detta tsuna. Lo yokozuna non può mai retrocedere dal suo rango (come invece può accadere agli altri lottatori) ed abbandona la carica solo dopo il ritiro (intai).

Le regole del Sumo

Scopo dell’incontro è atterrare l’avversario o spingerlo fuori dal dohyo.

All’inizio dell’incontro i due yobidashi (responsabili della chiamata) chiamano ognuno uno dei quattro lottatori seduti attorno al dohyo, i cui posti vengono presi da altri due rikishi, se è previsto più di un altro incontro. Dopo che i lottatori sono stati chiamati dagli yobidashi, il gyōji (arbitro) ne annuncia i nomi.

I lottatori compiono i rituali previsti, si posizionano dietro alle linee e colpiscono il suolo con entrambe le mani. In questo momento l’arbitro deve stare particolarmente attento, perché appena entrambe le mani sono a contatto col suolo, i contendenti sono autorizzati a scattare (tachi-ai) e l’arbitro è incaricato di frapporre la mano tra i due se la partenza non è corretta.

Quando uno dei due rikishi tocca l’esterno dell’anello o tocca il suolo con una parte del corpo diversa dalla pianta dei piedi, l’arbitro decreta il vincitore. Nel caso in cui la decisione dell’arbitro sia ritenuta errata da uno degli shinpan (giudici), questi deve alzare la mano e i cinque shinpan si riuniscono sull’arena (mono-ii) per prendere una decisione. Il capo shinpan sarà in contatto con la sala video, dove altri due shinpan tenteranno di aiutare nella decisione, che potrà essere gunbai-dori (conferma della decisione del gyōji), gunbai-sashichigai (inversione della decisione del gyōji) o torinoashi (ripetizione dell’incontro).

È vietato, durante un combattimento:

  • Colpire con la mano a pugno;
  • Infierire con le dita negli occhi;
  • Tirare i capelli;
  • Colpire i genitali;
  • Colpire contemporaneamente le orecchie con i palmi delle mani;
  • Afferrare la gola;
  • Tirare calci al petto e/o all’addome;
  • Piegare all’indietro le dita.
  • Perdere il Mawashi e rimanere completamente nudi sul dohyo durante un incontro ufficiale, pena la squalifica immediata.

Quest’ultimo divieto fu introdotto nel 1913 per adeguare il Sumo alla morale cristiana occidentale riguardo alla nudità.

La necessità di istituire tale regola fa presumere che prima del 1913 avvenissero anche combattimenti tra lottatori totalmente nudi.

Il sumo, come dicevamo all’inizio, oltre che sport di combattimento, è considerato una vera e propria forma d’Arte.

Le forme principali relative al Sumo rituale sono: lo shiko, lo Yokozuna dohyohiri, il Makuuchi dohyohiri, il lancio del sale.

A ciascuno… il suo!

by Roberto Pellegrini

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