Monet ed il Giappone

Il Giappone fu per Monet ciò che l’Africa fu per Picasso e l’Oriente fu per Matisse. Subì il fascino dell’Arte giapponese colpito dalla freschezza decorativa e dai rapidi contrasti di toni chiari e scuri.

Sappiamo che il mercato giapponese rimase chiuso per secoli e venne riaperto solo nel 1853, quando una squadra navale americana penetrò con la forza nella baia di Uraga. Il Giappone fu costretto ad accettare di avere contatti con gli stranieri ed a commerciare con tutti i Paesi esteri. Fu così che le prime stampe giapponesi giunsero in Occidente con l’aspetto di carta per imballaggio.

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Qualche anno dopo, nel 1862, due coniugi francesi, di ritorno da una parentesi di residenza in Oriente, decisero di aprire un negozio di oggetti e stampe orientali in Rue de Rivoli, che chiamarono La Porte Chinoise.

Monet ne fu un assiduo frequentatore insieme a molti altri intellettuali del tempo che amavano collezionare oggetti di questo tipo, non solo, egli acquistò stampe orientali anche durante un suo viaggio in Olanda; insomma, ne era un vero appassionato, tanto che le sue 230 stampe giapponesi trovarono posto su tutte le pareti della sala da pranzo della sua abitazione di Giverny.

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Monet non si fermò solo ad apprezzare l’arte giapponese, ma fu anche un appassionato della filosofia di vita dei maestri giapponesi, che predicavano la comunione spirituale con la natura, tanto che fece creare un giardino di fronte alla sua casa nella cittadina normanna che tanto richiama i giardini giapponesi: piccoli corsi d’acqua, spazi dedicati al riposo ed all’attenta osservazione della natura, stagni con ninfe e salici piangenti ed immerso in un’innumerevole varietà di fiori, Monet si dedicò alla pittura en plein air.

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Proprio qui nacque “Il ponte giapponese” oggi esposto al Museo d’Orsay a Parigi, quadro dove il ponte in legno in stile giapponese diventa protagonista di un ciclo di dipinti realizzati in varie stagioni ed in varie ore della giornata: i riflessi e l’efficacia della profondità dell’acqua, gli effetti di luce ed il riflesso della vegetazione presenti in queste opere lasciano i fruitori con il fiato sospeso, catalizzati da un’immagine artificiale che appare del tutto reale.

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Non vi è prospettiva e nemmeno linea di orizzonte, cielo ed acqua sono in perfetta osmosi, i colori sono luminosi, le pennellate sono veloci a dare vita all’opera. Tutto sembra essere avvolto dalla pace.

 

Forse non tutti sanno che , in Giappone, nella prefettura di Gifu, esiste uno stagno che sembra veramente uscito da un quadro del grande Maestro.

 

Guardate…

A quasi 10000 chilometri di distanza, questo piccolo esempio di natura incontaminata, che sicuramente avrebbe affascinato Monet, è stato proprio battezzato con il suo nome: “Lo stagno di Monet”.

 

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