Le miko

Miko è il termine con cui, in Giappone, si indica una giovane donna che lavora presso un tempio shintoista; nei tempi antichi, una miko non era solo questo, infatti, in ere passate, la tradizione voleva che le miko fossero un tramite fra il mondo e le divinità. Venivano considerata delle sacerdotesse.

Oggi le miko sono ragazze volontarie o lavoratrici part-time che assistono alle funzioni del santuario, si esibiscono in danze cerimoniali, offrono un oracolo (omikuji) o vendono oggetti associati al tempio, come Ema, Omamori e vari oracoli della fortuna.

Come dicevo, la figura della miko ha origini antiche, precisamente affonda le sue radici nell’antico periodo Jōmon; esse che, spesso, erano le figlie dei sacerdoti, erano considerate delle profetesse che cadevano in una sorta di trance che le metteva in contatto diretto con le divinità.

Durante i periodi Nara ed Heian,  il governo cercò di controllare le pratiche delle miko per evitare che venissero compiuti abusi legati al loro ruolo sociale, dal potere sempre più crescente.

Nel periodo Kamakura, caratterizzato da frequenti guerre tra shogun, le miko furono relegate una condizione di indigenza, perché molti santuari erano caduti in disgrazia. Alcune di loro vennero persino associate a donne di poca rettitudine allontanando queste figure dalla spiritualità che da sempre la contraddistingueva.

Dal 1867, con il governo Meiji, le miko vennero private delle loro funzioni.

Queste figure furono oggetto di studio da parte di etnologi che le suddivisero in:

  • jinja miko dedite a danze con campane,
  • kuchiyose miko, che parlano in nome dei defunti,
  • kami uba, impegnate nelle invocazioni alle divinità.

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La tradizione delle miko comunque continua ancora oggi ed è molto facile trovarne in diversi templi shintoisti.

Il loro abbigliamento detto “chihaya” consiste in lunghi pantaloni rossi=hakama o gonne a pieghe legate con un fiocco, un kimono bianco, calzari tipici=tabi e alcuni nastri per capelli, sempre di colore bianco (ricordiamo che nella religione scintoista, il colore bianco simboleggia la purezza) o rosso.

Teoricamente, il requisito iniziale per essere miko é quello di essere vergine, anche se, è certo che, in passato sono state fatte molte eccezioni a questa regola e non sempre le miko che decidevano di sposarsi sono state allontanate dai templi per potersi dedicare alla propria famiglia.

Comunque sia la figura della miko fa parte della cultura popolare giapponese, in particolare nel mondo dei manga e dei giochi di ruolo, dove spesso viene ritratta come un’eroina che combatte gli spiriti maligni e i demoni, e che spesso è dotata di poteri magici o soprannaturali, oltre ad essere particolarmente abile nelle arti marziali.

 

 

Un pensiero riguardo “Le miko

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