Il Monte Koya o Koyasan

All’interno di uno scenario stupefacente, attorniato da otto vette ricoperte da fitte foreste di cedri, si trova un altopiano dove sorge il complesso monastico del Koyasan o Monte Koy, ci troviamo nella Penisola di Kii – prefettura di Wakayama, in un luogo che dal luglio del 2004 è stato inserito fra i siti considerati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Il complesso ospita il Danjo Garan considerato il cuore dell’intero sito sacro, costituito da templi, sale finemente decorate, pagode, statue buddiste; il monastero buddista, uno fra i più antichi, risale a 12 secoli fa ed è la sede della setta che pratica il Buddismo Shingon.

La sua nascita si deve al monaco buddista illuminato Kukai, il quale ottenne il permesso dall’Imperatore Saga di costruire il complesso in questione per poter insegnare e praticare il Buddismo Esoterico.

Alla sua morte, fu un suo discepolo ad assumersi la responsabilità di completarne la costruzione. Da allora il complesso ha continuato a svilupparsi, diventando uno dei maggiori centri per lo studio e la pratica del raggiungimento dell’illuminazione, con i suoi 117 templi.

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Molti di voi sapranno che il fior di loto è simbolicamente associato proprio all’illuminazione, ossia alla capacità di mantenersi puri e integri nonostante tutto il male che ci circonda. La posizione del loto è la più nota posizione usata per la meditazione e spesso le divinità in Giappone sono sedute su questi fiori, che in Giappone vengono chiamati Hasu.

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Questo elegante e bellissimo fiore, che nasce nel buio e nel fango, arriva poi in superficie pulito e apre i suoi petali quando colpito dai raggi del sole, richiudendoli una volta sopraggiunto di nuovo il buio. Anche ad esso è associata una leggenda dal titolo “Gli spiriti del fiore di loto”, vediamola.

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Circa duecento anni fa, in un castello del Kinai, si sviluppò una devastante epidemia che si diffuse fino a Inumi, dove risiedeva il signore di Koriyama, che fu anch’esso colpito dalla malattia assieme alla moglie e ai figli. Tutto il popolo del suo regno pregò affinché il suo signore venisse risparmiato dalla morte insieme alla sua famiglia.

Un giorno al castello si presentò un uomo, un eremita di montagna, che si dichiarò in grado di sconfiggere la malattia. Egli sosteneva che il castello non era protetto contro gli spiriti maligni e che la causa di quella malattia erano proprio loro.

Suggerì di piantare il fiore di loto tutto intorno al fossato, perché trattandosi di un fiore sacro e puro, avrebbe scacciato e protetto tutti dagli spiriti malvagi. Gli fu concesso il permesso di procedere e così, dopo essersi purificato il corpo e dopo aver pregato, diede istruzioni al popolo per la piantagione dei fiori di loto.

Nel giro di poco i cittadini si sentirono pieni di energia e il signore di Koriyama e la sua famiglia ripresero appieno le forze; tutto il paese celebrò riti di ringraziamento e battezzarono la fortezza Castello del Loto.

Quando il signore di Koriyama morì lasciò il trono al figlio, che non si prese molta cura delle piante di loto. Un giorno un samurai passò accanto al fossato e vide due bambini che giocavano sul bordo dell’acqua, quando l’uomo li chiamò per dirgli di stare attenti, i due si tuffarono nel fossato, scomparendo. Il samurai riportò ciò che aveva visto al nuovo regnante, così decisero di dragare i fossati, ma non trovarono nulla.

Poco dopo un altro samurai, Murata Ippai, passò vicino al fossato e vide altri fanciulli giocare e schizzarsi con l’acqua. Immediatamente ripensò a quello che aveva già visto precedentemente un altro samurai e credendo che potevano essere degli spiriti, decise di attaccarli. Sguainò la katana e iniziò a colpirli, ma quando si fermò intorno a lui si era formata una nuvola di vapore da cui non vedeva nulla.

Egli decise allora di attendere che la nebbia si diradasse, per scoprire chi o cosa aveva ucciso. Il mattino dopo però non trovò altro che gli steli del loto che spuntavano dall’acqua e i fiori caduti accanto a lui. Il samurai così capì di aver colpito a morte gli spiriti del loto, coloro che avevano salvato il suo signore e la sua famiglia. Sentendosi terribilmente in colpa decise di compiere la cerimonia di suicidio dei samurai. I fiori continuarono a crescere sani e forti, ma non furono mai più visti gli spiriti del loto.

3 pensieri riguardo “Il Monte Koya o Koyasan

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  2. Mi sono avvicinata a ciò di cui scrivi nel mio percorso di crescita personale e mi fa immenso piacere che tu condivida attraverso il tuo blog, in quest’atmosfera delicata e avvolgente, questi spezzoni d’Oriente! 🙏

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